Con un cane al fianco, il casco dell’encefalogramma non fa più paura. Così la pet therapy dà coraggio ai bambini
Il progetto di Frida’s Friends per l’assistenza ai piccoli ospiti del Fatebenefratelli Sacco di Milano affetti da malattie neurologiche
Alla Casa Pediatrica dell’Ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano Frida’s Friends onlus (www.fridasfriends.it) è da qualche giorno presente, su richiesta della dottoressa Berenice Merlini, per offrire un sostegno di terapia assistita, grazie ai propri cani e i loro coadiutori, anche ai bambini affetti da epilessia e altre problematiche neurologiche.
«Il primo approccio con questa tipologia di problematiche assolutamente delicate – spiega Mario Colombo, presidente di Frida’s – è avvenuto un anno fa circa, nella stessa sede ospedaliera, dimostrando quanto la pet therapy possa essere di estrema efficacia anche nelle situazioni più complesse e delicate». «La nostra equipe con i rispettivi cani – continua Colombo – entra in contatto con situazioni difficili, sia a livello fisico che psicologico. In questo caso si tratta, come dicevo, di bambini molto compromessi, affetti da ritardi cognitivi, autismo e altre patologie del sistema nervoso».
Questo quadro clinico prevede spesso esami di diagnostica lunghi ed impegnativi per i piccoli pazienti dal punto psicologico, con un incremento degli stati ansiosi. Ma ecco che, grazie ai nostri amici a quattro zampe, la realtà supera addirittura la fantasia. «I nostri cani assistono i bambini durante gli esami più difficili – racconta Colombo -. Durante l’encefalogramma, ad esempio, effettuato attraverso un casco pieno di elettrodi da indossare i bambini si spaventano. La presenza del cane accanto a loro da accarezzare, al contrario, placa immediatamente ogni loro timore. Incredibile, ma vero».
Frida’s Friends ha creduto fortemente in questo progetto finanziandone i primi 4 mesi fiduciosi in un sostegno per poter proseguire. Ogni settimana, il martedì mattina, l’equipe Frida’s si occupa di due o tre bambini, ognuno assistito a seconda della propria problematica ed affiancato dal cane durante le varie terapie e screening. Si tratta di un’ assistenza mirata al singolo caso e agli esami da fare, su cui l’equipe viene appunto informata preventivamente.
«Oggi, ad esempio, c’erano due bambini dal profilo autistico, le mamme erano contrarie alla presenza dei cani poiché convinte potessero suscitare il timore dei figli: al contrario la presenza dell’animale ha rasserenato i bambini davanti allo stupore dei genitori. Tutto merito di Ginger, la mix Golden Retriever sempre presente con Caterina, la sua coadiutrice, ma ci tengo a ricordare che nella pet therapy la razza non è discriminante, basta che tra paziente e animale si crei empatia e che l’operatore funga da ponte tra loro e allora non c’è più spazio per le parole» conclude Colombo.
